Per ora, per quest'ora, per questa volta ancora...

Una piazza, il cuore storico della città, un tempo luogo d'incontro...ora le metropoli potrebbero essere fatte di sole vie. Solo qualcuno che ciondola all'ombra di questo spazio “protetto”: giovani in difficoltà, disperazione, emarginazione, si spaccia.
Al centro della piazza una statua a cavallo. Chi è? Carlo Alberto? Forse. Può essere. Chi ricorda più. Non c'è tempo per fermarsi, non c'è tempo per domandare o per rispondere, si passa e si va via. Monumenti in città! Tonnellate di bronzo senza più storia, senza memoria.
A quel Re, congelato nel suo bronzo - "perché all'ingiuria si disperda" - regaliamo l'emozione della sua ultima battaglia: "per ora, per quest'ora, per questa volta ancora..." fruscii di uomini tra il granoturco, odore di guai e polvere da sparo, bagliori del fuoco nemico.
Dodicimila piante di granoturco, un frammento di campagna, di quella terra da riconquistare. Novara 1849, la sconfitta. Un enorme monolito di specchio "trasporta" il monumento, e Carlo Alberto, riflesso tra il grano, è ancora al centro di un combattimento. Ogni sera un nuovo soldato - sporco, stanco, depresso - sbuca tra le piante: è l'esercito piemontese. Specchi, piccoli, grandi, luci e tutto si moltiplica, cambia: dieci, cento cavalli, cento, mille soldati prima qua, poi là, si rincorrono e lui nel mezzo per la sua ultima guerra. E… la gente guarda, finalmente guarda: il re Carlo Alberto.