Torino Stupefacente

Torino, Piazza Carlo Alberto: barche alla deriva. Si rappresenta il naufragio degli emarginati, tossicodipendenti, che vivono nella quotidianità la tragedia della disperazione e dell'autodistruzione tra l'indifferenza di tutti. Quei "tutti", che educati a non vedere e non sentire, partecipano come spettatori distratti e passivi a una "morte in diretta".
L'impatto è violento. Una finzione più forte del reale mette in crisi l'indifferenza usata come scudo protettivo.
La drammaturgia è concentrata in un istante che esalta il significato del messaggio negando la retorica dell'argomento.
Un'orchestra di 40 elementi - in tribuna, abito rigorosamente nero - congelati nell'atto di suonare i loro violini. Ecco la Torino benpensante, borghese, elegante, indifferente e lontana dai suoi figli: suona e non s'accorge, o s’accorge e suona.
Un naufragio. Nove gozzi da pesca, senza remi, alla deriva, carichi di un'umanità dimenticata. Figure invischiate nella plastica fusa, intrappolate, avvolte come in un'immensa ragnatela.
Un pubblico tra il pubblico: 30 figure dal volto coperto da panni - ispirate ai dipinti di Magritte - immobili, guardano e non vedono, come la città che passa indifferente al dramma.