Torino. Illuminazione Artistica Monumentale

Metodologia d’illuminazione artistica monumentale

Nel corso di una ventennale esperienza, è stata da me elaborata una tecnica del tutto peculiare di illuminazione d’arte, voluta, pensata e creata per interpretare drammaturgicamente l’opera stessa.
Ogni statua, rappresenta per me un attore dalla doppia valenza, diurna e notturna e la piazza e la sua porzione di tessuto urbano diventa il suo palcoscenico. La mia scelta consiste, all’arrivo del buio, nel decidere se farlo entrare in scena oppure no.
Se non entra in scena sarà ugualmente presente in quell’oscurità accettata, subita o benvenuta dall’autore che, nella maggior parte dei casi del patrimonio artistico esistente, creò e posizionò la sua opera senza prevederne l’illuminazione che, per l’appunto non esisteva.
Altrimenti, invece, il monumento entrerà in quella che è una vera e propria scena urbana. Mi piace leggere nel monumento una valenza attoriale: quel monumento racconta, celebra qualcosa, un fatto storico, un accadimento, il valore di un pensiero e nella sua fissità ne perpetua la memoria, il ricordo, la sua storia. Da ciò la sua drammaturgia della luce, tesa a favorire il racconto, a sottolineare la forza, la poetica, l’estetica, la bellezza dell’opera stessa.
Per arrivare ad un alto momento d’interpretazione dell’oggetto d’arte applico, trasponendoli dalla scena, gli stessi criteri dell’illuminotecnica teatrale. Lo studio della materia, i suoi valori cromatici, la postura, le convergenze delle forze e della forma espressiva, il contesto che ospita l’opera sono i termini sui quali si dipana il lavoro.
La mia tecnica si può assimilare alla pittura perchè con la luce si dipinge anche se invece dei colori si utilizza la luce nelle sue variazioni di gradazione.
Un’ulteriore caratteristica del metodo di illuminazione da me utilizzato consiste nel tenere conto dell’importanza delle ombre, uscendo dalle consuetudini secondo le quali normalmente le chiese, i loro campanili, i castelli e i loro ruderi sono colorati di una luce giallo – ocra, cioè da una luce al sodio che, appiattendo i volumi, cancella le ombre mentre per me l’ombra, nelle sue varie tonalità decrescenti, è indispensabile.
La teoria della drammaturgia della luce si può facilmente riscontrare in pratica nella l’illuminazione da me realizzata nella chiesa della Gran Madre di Dio a Torino. Le due statue poste ai lati della chiesa sono vestite da una luce dinamica che nel suo movimento di assolvenza – dissolvenza determina un gioco d’ombre che mutando favoriscono la narrazione creando nell’osservatore stati di diversa emozione. L’opera, nella sua immobilità, resta identica pur muovendosi a seconda di come viene colpita dalla luce; infatti ogni oggetto d’arte contiene in se stesso i suoi caratteri narrativi: la luce li svela, rendendoli leggibili.

Per raggiungere questi risultati mi avvalgo di un metodo di lavoro assolutamente originale che applica i modi del far luce in teatro, con l’introduzione di tutte le innovazioni e le invenzioni rese necessarie dallo svolgimento delle operazioni illuminotecniche all’aperto. L’originalità del metodo comporta l’impossibilità di replicare esattamente l’identico piano d’illuminazione, in quanto ogni “segno” ha la sua luce e le sue letture. Il primo momento essenziale è costituito dal sopralluogo, fase in cui si formulano le ipotesi illuminotecniche alle quali seguirà la preparazione dei materiali. Seguirà una prima fase sperimentale di collocazione dei corpi illuminanti che con le loro diversità tipologie daranno risultati diversi fino all’ottimizzazione delle scelte. Le prove avvengono in diretta, a vista, utilizzando, in genere, due o più mezzi di sollevamento (camion a balconcino) per portare uomini e mezzi nei punti esatti dove in una terza fase verranno definitivamente posizionati i corpi luce. Il risultato sarà appunto una simulazione esatta dell’intendimento creativo.
Questo metodo, del tutto originale rispetto alla progettazione computerizzata normalmente utilizzata, garantisce risultati certi e fedeli all’invenzione artistica.
Occorre ancora ricordare la necessità di una equipe di lavoro affiatata nel tempo, miglior garanzia per affrontare il lavoro d’illuminazione d’arte, in quanto il rapporto tra regia e datori luce si svolge con uno specifico linguaggio teatrale e fa riferimento ad una professionalità altrettanto specifica che oltre a far propri gli aspetti tecnico-creativi conosce i “trucchi del mestiere”, cioè la somma delle esperienze specifiche svolte in questo campo con questa metodologia.