Millennium

... esperimento sul linguaggio e la comunicazione.
Lo spettacolo si propone di porre lo spettatore nella stessa condizione in cui viene a trovarsi il viaggiatore occidentale quando assiste ad un evento rituale, espressione di una cultura a lui sconosciuta.
Malgrado questa condizione di distanza antropologica e culturale, sempre e ovunque, si giunge alla “comprensione“ di ciò a cui si sta assistendo attraverso il coinvolgimento emozionale e l’affiorare degli archetipi antropologici universali.
Per calare realmente lo spettatore-viaggiatore nella condizione di estraneità al rito, si crea un linguaggio non linguaggio fatto di suoni, toni e cadenze privi di significato semantico, ma di immediata comprensione percettiva.
La forza, l’ampiezza, la velocità dei movimenti, la postura, le distanze tra gli interpreti sono quindi, insieme alle sfumature vocali, la chiave per aprire con il pubblico un rapporto intimo, fondato su livelli di comunicazione limitati alla sfera preconscia.
Si smantella completamente la platea di un teatro all’italiana.
Il pubblico trova posto su di una tribuna montata sul palcoscenico. L’intero piano di calpestio della platea è coperto da ghiaia di fiume.
Si svolge la prima parte del rito: dodici mascheroni, suoni onomatopeici, passi sulla ghiaia, gesti rituali. (35’)
Seconda parte: si allestisce il Mercato di frutta, verdura e spezie tra voci, canti, movimenti sincronizzati, suoni d’ogni tipo, generati con ogni mezzo, su qualsiasi superficie del teatro. Filmati proiettati a sfondamento totale sulla ghiaia-schermo esplodono lo spazio drammatizzandolo. (35’)
Il pubblico viene coinvolto e invitato a scendere al mercato. Il rapporto costo-merce è simbolico e ogni sera lo spettacolo viene letteralmente “mangiato” dagli spettatori.
Alla fine non restano a terra che pochi scarti di merce come qualsiasi mercato... invece si è stati in teatro.