Forte di Exilles, illuminazione monumentale

Exilles, gennaio 1997, due metri di neve appena caduta, Mondiali di Sci alle porte, una fortezza da illuminare. Laggiù la valle è stretta e lei, aggrappata sulla sua roccia, enorme, imponente, compatta nei suoi volumi, la chiude tutta, ha bisogno di luce. Non ci sono computer, mappe e programmi, è l’occhio che decide.
30 giorni per montare lampade e cavi, 30 notti al freddo, la neve è alta, si sprofonda, cervi che guardano stupiti, volumi da illuminare e tanto gelo, sonno, stanchezza. Comandi urlati via radio. Il Forte s’illumina. Esce dal nero della notte, un’immensa scenografia: come un monastero tibetano.